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di Salvatore Vapore

C’era una volta, quando gli Dei decidevano sulle sorti degli umani (nel terzo millennio credono di deciderlo gli asini ignoranti e arroganti), un funzionario dell’Impero romano che, colpito dai benèfici influssi di Mercurio e Minerva, creò una specie di ufficio di accoglienza per i visitatori della capitale. Successivamente si crearono singole organizzazioni preposte a rendere attraenti e accoglienti le località ubicate lungo le vie consolari.

La prima Associazione Pro Loco italiana nacque nel 1881 a Pieve Tesino, da allora è passato più di un secolo e oggi le Pro Loco sono oltre 6.500. Cos'è una Pro Loco? E' il lavoro svolto ogni giorno da migliaia di volontari in tutta Italia in nome dell’amore che ognuno possiede per il proprio luogo di appartenenza. In più di centoventi anni di lavoro nel settore turistico le Pro Loco hanno accumulato un enorme bagaglio di esperienze nel custodire gelosamente le tradizioni popolari, nel tutelare patrimoni storici, archeologici, ambientali, nel difendere le radici culturali che, altrimenti sarebbero scomparse. Importantissima è l’assistenza, l'informazione e l'accoglienza al visitatore.

Ebbene quando si parla di turismo, uno immagina luoghi dove la storia ha lasciato in eredità, monumenti, cattedrali, castelli o meglio ancora dove la natura è stata benevola con il mare, le grotte, o la montagna, ma se un paese come Torre Santa Susanna, non ha avuto questa fortuna (o in parte), può pensare di fare turismo? La risposta per i più è negativa, ma se si potesse dimostrare che questo è possibile con sacrifici e nel tempo, chi sono gli interlocutori con cui confrontarsi?

La Pro Loco di Torre Santa Susanna nata nel 1995 con atto pubblico ha sempre svolto il suo ruolo statutario, grande o piccolo che sia stato, purtroppo in questo paese in tanti parlano di turismo, di valorizzazione, conservazione dei beni culturali e architettonici, di impatto turistico, di ambiente, di itinerari turistici, di sviluppo economico e culturale. C'è chi a questi soggetti senza arte ne parte, gli si permette di operare in questo settore come fosse  l'organizzazione di una sagra paesana o indossare un vestito da cerimonia per fare la Pulcinella di turno.

Le improvvisazioni, tenere aperti luoghi di cultura per qualche ora a settimana non porta da nessuna parte, è pura utopia pensare che con questi metodi si possa fare “sistema turistico”, "cultura" o "spettacolo". Da molti anni il mio paese è divenuto addirittura un campo di battaglia in cui tutti, addetti e non addetti, strillatori, ciarlatani, amici e cumpagni tentano di ritagliarsi spazi e compiti in questo settore con dubbie premesse e con equivoci risultati. E..... tutto va bene perchè siamo nel terzo millennio e anche gli asini possono parlare.